Sara, in tempi in cui si pensa di poter fare a meno di legami emotivi forti, di indifferenza diffusa, tempi in cui sembra che il passato non abbia poi tutta questa grande importanza, neanche quando al suo interno ci sarebbero le lezioni necessarie per affrontare al meglio il futuro, perché tu hai scelto di ‘ascoltare’ delle storie, nella fattispecie quelle di tuo nonno?

 

Il nostro è stato un rapporto di reciproco confronto che è andato rafforzandosi con l’avanzare della vecchiaia, diventando indissolubile. Ora, pur essendo mancato fisicamente al mio fianco nei primi mesi di quest’anno, lo ricordo come fonte di saggezza e verità, a volte metabolizzate solo in età matura, ed è stato colui che mi ha affascinata con i suoi racconti di vita vissuta.. Mi ha insegnato molto della vita durante il tempo che abbiamo condiviso, delle sue amarezze e verità, ma soprattutto di come siano a volte inevitabili.

 

 

Ci lasci capire che la sua non dev’essere stata una vita semplice.

 

Infatti. Una vita segnata dalla prigionia in Germania dopo l’armistizio, esperienza dura e debilitante, resa ancora più avvilente e denigrante dal ritorno in patria, pieno di indifferenza e scherno, e che lo ha inevitabilmente indotto al rifugio della chiusura in se stessi. Sono cresciuta immersa negli aneddoti relativi alla guerra anche se, in realtà, sporadici ed estemporanei. Ogni mia domanda, legata al desiderio di approfondimento di una ragazzina, rappresentava spesso la motivazione che spingeva a riaprire pagine troppo dolorose.

 

 

Compito non facile il tuo.

 

È un elemento che ho razionalizzato solo qualche anno fa, quando ho deciso di raccogliere le memorie di mio nonno e di alcuni compagni di prigionia. Ricordo ancora la loro espressione combattuta tra la voglia di raccontare ed essere creduti e l’angoscia di rivivere di nuovo quelle situazioni. Difficile è stato per loro ricordare, difficile è stato per me cercare di carpire il più possibile anche dai loro volti.

 

 

Quello legato ai campi di concentramento è un argomento che oggi tende a essere a volte accantonato, o perfino minimizzato. Qualcuno addirittura elabora tesi fantasiose negando l’esistenza di tutto questo.

 

Nel momento in cui mi sono ritrovata a riordinare le loro interviste, ho capito quanto questo argomento sia stato trattato, e lo sia anche adesso, in modo spesso sbagliato, e di come i miei coetanei ne abbiano una visione distorta. Ho iniziato così a verificare e studiare un po’più a fondo questa pagina di storia incontrando non poche difficoltà, soprattutto nella ricerca bibliografica, ma vedendo ancor più confermata la necessità di portare all’attenzione della gente una realtà quasi sconosciuta. È stata una scelta non facile che spesso mi ha vista ‘remare contro corrente’, ma sono felice di averla fatta e spero che la veste non prettamente didattica nel quale è stato proposto il romanzo possa far avvicinare qualche nuovo viso a questo argomento.

 

 

E comunque non è il tuo primo lavoro in tal senso.

 

È vero. Ho pubblicato un volume incentrato sempre su alcuni racconti di mio nonno dal titolo “La dignità taciuta” che ha avuto ampio risalto, e non solo, nell'ambito specifico delle ANPI.

 

 

Ma chi è Sara Lanza?

 

È difficile descrivere la propria vita quando la si osserva dall'interno, ma credo di poter affermare che fin dall'adolescenza ho cercato di sfruttare doti ed attitudini nel 'fare'. Ho sempre cercato di arrangiarmi in ogni cosa e ciò mi ha resa una donna piuttosto indipendente, anche se non è sempre un vantaggio. Mi piace il mio lavoro e con gli anni ho acquisito professionalità e competenza. Tendo a essere aperta a ogni iniziativa, alla quale partecipo sempre attivamente, collaboro con giornali locali e sono molto impegnata nell’associazionismo. Mi risulta molto difficoltoso 'dire di no'.

 

 

Perché scrivere un romanzo?

 

La scrittura, oltre a essere una passione, è forse un artifizio per esprimere un’interiorità che spesso non riesco a esternare; una introspezione sottile che preferisce la scrittura alla parola e che, al di là dell'atteggiamento esterno, riesce a liberare parte dei miei sentimenti restituendomi benessere.

 

 

Stai già lavorando ad altro in questo momento?

 

Ci sono alcuni progetti che però sono ancora in fase di sviluppo. Spero troveranno presto una soluzione diventando qualcosa di concreto... ma sono ancora agli inizi quindi difficile dire che taglio
avranno e l'argomento definitivo.

 

 

Come tua casa editrice non possiamo fare altro che spronarti. Grazie della chiacchierata.

 

Grazie a voi.