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Lavorando in una casa editrice è normale imbattersi
in storie tristi, divertenti, surreali,
anacronistiche, dure, intimistiche, a volte banali e
in qualche occasione perfino senza capo né coda. È
più raro trovare, magari per caso, quelle storie che
fin da subito ti lasciano un segno, come un graffio
nel cuore che già sai ti sarà difficile far
rimarginare.
È
quel che ci è capitato, a noi delle Edizioni Montag,
leggendo “Memorie di una pazza” di Sara Lanza,
romanzo ambientato negli anni sessanta nel quale si
narra il dramma di una donna cresciuta nella seconda
guerra mondiale e che intraprende il cammino della
propria vita tra presente e passato; commisurando un
presente composto da un matrimonio spento e da una
relazione extraconiugale appassionata e
irrinunciabile, con un passato di sevizie e torture
nei campi di concentramento, la protagonista si
lancia nella ricerca di una pace interiore lontana
dal ricordo e dall'orrore dei vecchi tempi.
Sara
Lanza non risparmia particolari e angoscia, tesa a
combattere attraverso le parole quell’accenno sempre
più pressante di negazionismo e giusitficazionismo
che, ormai da un po’ di tempo, a tutti i costi si
vuole applicare al più grande dramma del passato
recente. Non lo neghiamo, ci ha incuriosito il
trasporto che una ragazza come sara ha saputo
infondere in una storia così intensa, e di
conseguenza abbiamo voluto fare una chiacchierata
con lei scoprendo che è nata a Novellara (RE) nel
1977, diplomata come operatore dei beni culturali,
che lavora in uno studio odontoiatrico e che è
un’appassionata di storia e storiografia legata ai
campi di concentramento e di lavoro dei deportati
durante la seconda guerra mondiale, e che molta di
questa sua passione deriva dalle storie che il nonno
le ha raccontato.
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